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NEWS e RASSEGNA STAMPA....

 

Knowledge is Power

 

 

 

 

 

 

 

ATTUALITA' e NEWS

 

 

video correlati :

 

http://it.youtube.com/watch?v=xfn0j2mLCME&feature=related

 


 

   ISIAF Istituto Italiano Alta Formazione  

 


 

 

 

 

 

News : anche "Gladio" è su iPhone

 

iGladio è la nuova applicazione per iPhone ed iPodTouch scaricabile GRATUITAMENTE dal sito  iTunes Store di Apple..
Essenzialmente è un edizione speciale  ( E-BOOK ) del libro "
Gladio, la Verità Negata" del gen.
Paolo Inzerilli

 

www.iGladio.it

 

 

 


 

 


 

 

 

RASSEGNA STAMPA

 

( Link al sito del Ministero Difesa )

 

 

 

 

 

 


 

 

 

ATTUALITA' e NEWS !

 

Alto il numero delle presenze al Convegno internazionale “Terrorismo Contemporaneo: Contrasto e Contenimento” che si è svolto a Roma 3 dicembre 2008 presso il Ministero della Difesa – Palazzo Aeronautica

 

 

 

Nella giornata di Mercoledì 3 dicembre 2008, presso il Ministero della Difesa – Palazzo Aeronautica, si è svolto il Convegno “Terrorismo Contemporaneo: Contrasto e Contenimento”, organizzato dalla LUNIG - Libera Università Hugo Grotius, nell’ambito delle attività curate dal Dipartimento Sicurezza & Intelligence.

 

Di grande rilevanza il Programma dei lavori. In particolare, le relazioni presentate dal Col. Kobi HAVIV, Comandante dei Servizi Sanitari delle Forze Armate israeliane, dal Magg. Jason GONZALES, delle Forze Speciali statunitensi, dal magistrato Stefano DAMBRUOSO, Responsabile dell’Ufficio Coordinamento Attività Internazionale del Ministero della Giustizia e dal Col. Avihood BEN-ARI, Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata d’Israele in Italia hanno permesso di approfondire, sotto molteplici aspetti, l’argomento oggetto del Convegno.

 

Il Ministero della Difesa è stato rappresentato dal Gen. Alberto ROSSO, Vice Capo III Reparto Politica Militare e Pianificazione dello Stato Maggiore Difesa e dal Gen. Salvatore GAGLIANO, Capo del 5° Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica che hanno rispettivamente illustrato “il ruolo svolto dalle Forze Armate italiane delle aree di crisi” e “La comunicazione di crisi negli eventi ostili”.

 

Nel ruolo di moderatori delle due sessioni il Col. Domenico ABBENANTE, Vice Direttore dell’Istituto Medico Legale A.M. di Roma e Capo Dipartimento Psicologico-Sanitario della LUNIG ed il Prof. Vittorfranco PISANO, Capo Dipartimento Sicurezza ed Intelligence della LUNIG.

 

Presso la Sala “Aimone Cat”, dove hanno avuto luogo i lavori, si è registrato il tutto esaurito. Anche tra gli ospiti presenti, illustri adesioni: il Gen. Giulio Fraticelli, Già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ed attualmente Presidente della Oto Melara, l’Ammiraglio Martines, Direttore Generale della Sanità Militare, Il Dott. Isacco Giorgio Giustiniani, Consigliere del Consiglio della Magistratura Militare, il T.Col. Ubaldo DEL MONACO, Capo Sezione “Eversione e Terrorismo” dell’Ufficio Criminalità Organizzata del Comando Generale in Rappresentanza del Gen. C. d’A. Leonardo GALLITELLI, Capo di Stato Maggiore dell’Arma dei Carabinieri, il Dott. Vittorio Argento, Vice Direttore dei Giornali Radio RAI, il Dott. Alberto NEGRI, Analista de “il Sole24ore”, il Dott.  Alessandro Barelli, Direttore del Centro Antiveleni del Policlinico “A. Gemelli” di Roma, i rappresentanti delle Forze Armate degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Spagna. 

 

“Questo convegno – ha dichiarato il Prof. Vittorfranco Pisano, Capo Dipartimento Sicurezza e Intelligence della LUNIG – è da considerare l’inizio di un più ampio percorso che abbiamo intrapreso con la LUNIG, che a partire dal 20 dicembre di quest’anno  attiverà il Master in Sicurezza ed Intelligence”.

 

Per maggiori informazioni sulle attività della LUNIG è possibile consultare il sito http://www.lunig.it o contattare la Segreteria 045-2420365.

 

 

 


 

 

 

Politica

 

SERVIZI SEGRETI: DE GENNARO NOMINATO AL DIS, GEN. PICCIRILLO ALL'AISI

 

Roma, 23 mag. (Adnkronos) - Cambio ai vertici dei servizi segreti. Il Cisr, riunito oggi a palazzo Chigi, ha nominato il prefetto Gianni De Gennaro direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis), mentre il vicecomandante generale dell'Arma dei Carabinieri, il gen. Giorgio Piccirillo, e' diventato responsabile dell'Aisi. Confermato l'ammiraglio Bruno Branciforte a capo dell'Aise. (segue)

 

(Vam/Opr/Adnkronos)

 

23-MAG-08 19:54

 

Servizi segreti, cambio ai vertici
De Gennaro al Dis,
Piccirillo all'Aisi (ex-Sisde)



Branciforte confermato direttore dell'Aise (ex-Sismi)

Roma, 23 mag. 2008 (Apcom) - Cambio di vertici ai servizi d'intelligence. Il governo Berlusconi ha accelerato le nomine e in serata è arrivata la decisione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr), riunito a palazzo Chigi sotto la presidenza del premier Berlusconi.

Il prefetto Gianni De Gennaro, attuale capo di gabinetto degli Interni, diventa direttore del Dis (Dipartimento informazioni per la sicurezza), che è l'organismo di coordinamento dei due servizi segreti. De Gennaro sostituisce il generale Giuseppe Cucchi, che ha rassegnato le dimissioni.

Nella stessa riunione, informa una nota di Palazzo Chigi, il comitato ha nominato il Generale Giorgio Piccirillo direttore dell`Agenzia Informazioni per la Sicurezza Interna (AISI, l'ex Sisde) in sostituzione del Prefetto Franco Gabrielli. Piccirillo è il vice comandante dell'Arma dei Carabinieri.

Infine il comitato interministeriale ha confermato l`Ammiraglio Bruno Branciforte a capo dell`Agenzia Informazioni per la Sicurezza Esterna (AISE, ex Sismi).

I nuovi direttori assumeranno l`incarico il 15 giugno.

Il Presidente del Consiglio, a nome di tutto il Comitato, "ha espresso al generale Cucchi e al prefetto Gabrielli il ringraziamento del governo per l`opera da loro svolta al servizio del Paese".



Con Branciforte "vittoria" dei militari

La riconferma dell'ammiraglio Branciforte al vertice dell'Aise viene letta, in queste ore, negli ambienti dell'intelligence come una 'vittoria' dei militari (anche Piccirillo lo è) che in questi mesi, dopo la riforma dei servizi di intelligence, si sono opposti non poco allo svuotamento delle competenze dell'ex Sismi a favore del servizio di intelligence civile.

 

 

 

 


 


 


 

Afghanistan, militare italiano ucciso in attentato

 

mercoledì, 13 febbraio 2008

ROMA (Reuters) - Un soldato italiano è stato ucciso e un altro è rimasto ferito oggi quando sono stati sparati dei colpi contro la loro task force mentre era impegnata in un'attività di distribuzione di viveri e di vestiario alla popolazione, riferisce una nota dello Stato Maggiore della Difesa.

La vittima è il 1° maresciallo Giovanni Pezzulo, del Cimic Group di Motta di Livenza, riferisce lo Stato Maggiore, precisando che "il militare ferito si è messo personalmente in contatto con la propria famiglia rassicurandola sulle sue condizioni".

"Nel pomeriggio di oggi alle ore 15.00 locali (11.30 ora italiana) nella valle di Uzeebin nei pressi della località di Rudbar, nella zona di responsabilità italiana a circa 60 km della capitale Kabul, militari italiani della Task Force Surobi, in attività di cooperazione civile e militare e sostegno sanitario alla popolazione, sono stati fatti segno di alcuni colpi di arma da fuoco portatili da parte di elementi armati ostili a cui i militari italiani hanno risposto", dice la nota, in cui si precisa che ha poi avuto luogo l'evacuazione medica presso l'ospedale militare francese a Camp Warehouse, a Kabul.

 

 


 

SACRIFICIO DI UN MILITARE ITALIANO IN AFGHANISTAN

MORTO PER FERMARE UN KAMIKAZE

24 novembre 2007

KABUL/ROMA - Un militare italiano è morto e tre sono rimasti feriti in un attentato suicida nella località di Pagman, a 15 chilometri dalla capitale afghana. Nell'attacco anche nove civili afghani hanno perso la vita, tra cui 4 bambini. Almeno 15 i feriti.

La vittima è il maresciallo capo dell'Esercito Daniele Paladini  del 2° reggimento Pontieri di Piacenza, deceduto durante il trasporto presso l'ospedale militare di Kabul. Lo comunica ufficialmente con una nota lo Stato maggiore della Difesa. I tre militari lievemente feriti sono i capitani Salvatore Di Bartolo e Stefano Ferrari e il caporal maggiore Andrea Bariani.

In un comunicato, lo Stato maggiore sottolinea che "è stata l'immediata reazione dei militari italiani preposti alla cornice di sicurezza che ha consentito l'individuazione dell'attentatore e il suo parziale isolamento, riducendo così sensibilmente il bilancio dell'attentato".

 


Roma, 6 ott. (Apcom) - Alla camera ardente allestita per l'agente del Sismi Lorenzo D'Auria nella cappella dell'ospedale militare del Celio a Roma, è giunta anche la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, che dopo essere stata rapita in Iraq nel marzo del 2005 venne liberata dagli agenti segreti e in quell'occasione perse la vita l'agente Nicola Calipari.

La Sgrena nel salutare Lorenzo D'Auria ha ricordato: "E' un dovere per me stare oggi qui al Celio perché sono entrata in contatto con gli agenti del Sismi che prima non avevo mai conosciuto, invece quando sono stata sequestrata ho avuto il modo di conoscere questi uomini che hanno operato per la mia liberazione e che fortunatamente mi hanno permesso di essere oggi qui, ma altri purtroppo non ci sono più. Sono venuta - continua la giornalista del Manifesto - per esprimere la mia solidarietà alla famiglia e le mie condoglianze per quello che è successo. Purtroppo è una vicenda che io ho passato e che mi ha permesso di conoscere questi uomini che operano per la nostra sicurezza e anche per salvare dei cittadini italiani".

Alla domanda su un ricordo riguardo Nicola Calipari, la Sgrena ha ribadito: "Attraverso lui ho conosciuto uomini del Sismi, ma ho conosciuto in particolare una persona normale e con grande umanità, una brava persona che purtroppo non c'è più e che però mi ha salvato la vita e gli sarò eternamente riconoscente. Nicola Calipari mi ha salvato la vita due volte, la prima liberandomi e la seconda proteggendomi quando ci hanno sparato".

 

 


 

 

 

 

NASSIRIYA

 

 

(ANSA) - ROMA, 5 GIU  2006- Il militare italiano morto nell'attentato di questa sera a Nassiriya e' il primo caporal maggiore Alessandro Pibiri, 25 anni, di Cagliari. Era in servizio al 152/o Reggimento fanteria 'Sassari'. Il ferito grave e' il primo caporal maggiore Luca Daga, gli altri feriti sono il caporal maggiore scelto Fulvio Concas, il tenente Manuel Pilia e il primo caporal maggiore Yari Contu. Sono tutti ricoverati nell'ospedale da campo italiano a Tallil e sono tutti originari di Cagliari e provincia.

 

 

Iraq, attentato contro italiani
un morto, quattro feriti

 

Un ordigno azionato a distanza ha investito il convoglio di scorta a mezzi inglesi
La notizia durante la celebrazione della fondazione dell'Arma a Roma
La bomba sarebbe rudimentale e non a carica cava

NASSIRIYA - Ancora sangue a Nassiriya. Un ordigno telecomandanto è stato fatto esplodere contro una pattuglia italiana della Brigata Sassari. E' morto il caporal maggiore Alessandro Pibiri, 25 anni di Cagliari, in servizio al 152esimo Reggimento fanteria. Ferito in modo grave un commilitone, il caporal maggiore Luca Daga, 28 anni anch'egli sardo, di Carbonia in provincia di Cagliari: è stato operato ma la prognosi è riservata. Altri tre militari italiani sono rimasti feriti, fortunatamente in maniera non grave: il caporal maggiore scelto Fulvio Concas nato a Donnosfanadiga (Cagliari), 30 anni, il tenente Manuel Pilia anch'egli cagliaritano, 26 anni e il caporal maggiore Yari Contu, nato a Cagliari, 29 anni sono ricoverati in un ospedale da campo ma le loro condizioni non destano preoccupazione.

L'esplosione si è verificata intorno alle 21.35 (le 19.35 in Italia). I militari italiani, a bordo di un mezzo VM90, stavano scortando un convoglio logistico britannico diretto a Tallil, proveniente dalla confinante provincia del Maysan. Ad esplodere al passaggio del convoglio è stato, secondo fonti investigative, un ordigno "rudimentale ma di tipo tradizionale, non a carica cava".

Non mancano le analogie con l'attentato del 27 aprile scorso, sempre a Nassiriya, in cui sono morti un ufficiale dei paracadutisti e tre carabinieri. Anche in quella occasione, come stasera sulla strada rotabile a cento chilometri a nord di Nassiriya, i militari italiani erano a bordo di un veicolo VM 90 per il trasporto truppe. Anche in quella occasione fu preso di mira un mezzo che faceva parte di un convoglio. Ma stavolta sarebbe stato utilizzato un ordigno esplosivo improvvisato (Ied) tradizionale, e non alla più sofisticata bomba a carica cava usata per l'attentato di un mese fa. In entrambi i casi, tuttavia, l'ordigno è stato azionato con un comando a distanza. 

BRIGATA SASSARI

 


 

 

 

NEWS !!! da non perdere !!!

 

Il Libro del Ten. ammcom Roberto Giorgini  : 

 

"VALLADOLID - NASSIRIYA - SENZA RITORNO"

 

 

Il libro "Valladolid - Nassirya senza ritorno" sostiene
interamente la Onlus Nicola Ciardelli
 
per acquisti richiedere una copia tramite mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
 

 

Sabato 24 novembre 2007, alle ore 17,00 in Roma, ( viale Manzoni 5, presso l'Aula Magna dell'Istituto Santa Maria ) è stato presentato con successo il libro, per chi non abbia avuto l'occasione e la fortuna di partecipare, ricordiamo che è comunque possibile acquistarlo contattando via email il Sig. Roberto Giorgini Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

( tempo di consegna 3-4 giorni lavorativi., pagamento con contrassegno o bonifico ,costo € 15 a copia )

 

il ricavato andrà alla Onlus Nicola Ciardelli

 

 

 


 

NASSIRIYA

 

( 27 aprile 2006 )

 

 

Tre morti nell'attacco a un nostro convoglio: muoiono due marescialli capo dell'Arma e un capitano dei paracadutisti. Morto anche un soldato rumeno.

 

L'intelligence italiana ha individuato su internet una rivendicazione dell'attentato fatta dalle 'Brigate Imam Hussein', riconducibili al terrorista giordano Al Zarqawi. C'è stata poi una seconda rivendicazione dell'Esercito islamico.  Cordoglio degli Stati Uniti: "Continuate ad aiutare l'Iraq".

 

Le vittime dell'attentato
Le vittime italiane sono il capitano dell'esercito Nicola Ciardelli, del 185esimo battaglione dei paracadutisti di Livorno; il maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio, 38 anni di Pacentro (L'Aquila); e il maresciallo capo dei carabinieri Carlo de Trizio, 37 anni di Bisceglie (Bari), che è morto in ospedale.

Gravemente ferito, invece, il maresciallo aiutante Enrico Frassinito, 41 anni, di Padova ma residente a Sommacampagna, in provincia di Verona: è stato trasportato in elicottero dall'ospedale della base militare italiana all'ospedale militare americano Rol 3, che si trova a circa 150 chilometri dalla sede della missione italiana. Frassinito non sarebbe in pericolo di vita e l’ospedale statunitense sarebbe più attrezzato ad affrontare l’emergenza. Da quanto si è appreso, nessun altro militare italiano è rimasto ferito nell'attentato.

La vittima rumena è invece un caporale della polizia militare, Bogdan Hancu, di 28 anni. La Polizia militare rumena ospitata a Camp Mittica è formata da 100 uomini. Da quanto si è appreso, gli italiani Enrico Frassinito e Carlo de Trizio si trovavano in Iraq da soli 13 giorni. Infatti erano arrivati a Nassiriya il 14 aprile scorso. Lattanzio, invece, era giunto in Iraq il 3 dicembre del 2005.

 

L'attentato con una granata perforante
Gli organismi investigativi e di intelligence che stanno indagando sull'attentato di Nassirya hanno fatto sapere che non è ancora chiara la matrice dell'attentato. Secondo gli artificieri che hanno analizzato gli ordigni «improvvisati», i cosiddetti IED (Improvised Explosive Device), al passaggio del convoglio italiano è esplosa una granata perforante. Il mezzo, secondo le prime ricostruzioni, ha subito esternamente danni limitati mentre l'interno è stato completamente distrutto dall'esplosione, le cui fiamme hanno avvolto i militari che viaggiavano sul mezzo.

 

( le notizie sono del sito TGCOM )

 

 

I   NOSTRI  AMICI   ITALIANI

 


 

dedicata a Fabrizio Quattrocchi

 

COSI' MUORE UN ITALIANO

Fragile vita mia, in un secondo
te ne stai andando da questo mondo
non riesco neanche più a disprezzare
chi alla mia vita sta dando fine

 

Non ho più lacrime da versare
io sono un uomo che sa accettare
non mi interessa più la giustizia
il fucile punta già la mia testa

 

Non voglio sapere neanche il perché
se era destino che toccasse a me
le palpebre pesano sopra i miei occhi
e mi rassegno al fatto che mai più la rivedrò

 

E davanti a me c'è un grande prato di girasoli,
io disteso guardo su
ferite non ho e dagli affanni sono lontano
così muore un italiano

 

Sbiadite immagini nei pensieri
mi mostrano i pianti dei mie cari
troppo difficile rassegnarsi
gli direi com'è qui se potessi

 

Perché conoscevo le probabilità
sapevo dei rischi che questo lavoro ha
Dio mio tu perdonali anch'io lo farò
ti prego fai in modo che si ricordino di me

 

Da quando son qua mi trovo a stare sopra le stelle
e dormo sulle nuvole
e ovunque io sia c'è Lui che mi accompagna per mano

 

E davanti a me c'è un grande prato di girasoli,
io disteso guardo su
ferite non ho e dagli affanni sono lontano
così muore un italiano

 

 

 

MP3

 

Scarica la canzone in mp3

 

Medaglia agli Eroi di Nassiriya

 


 

 

 

Il Giorno dei martiri per la Patria e per la Libertà

 

 

 

ADERISCI ANCHE TU 

 

Adesione all'appello affinchè l'Italia elevi a istituzione l'ammirazione e il riconoscimento per gli Italiani caduti il 12 novembre 2003 a Nassiriya, trasformando il 12 novembre in un giorno dedicato ai martiri per la Patria e la Libertà, all'impegno per la lotta contro il terrorismo, per il valore universale della democrazia e per la sacralità della vita di tutti.

 

SONO GIA' OLTRE 700 LE ADESIONI, TUTTE IMPORTANTI E SIGNIFICATIVE. HANNO ADERITO ANCHE MOLTI PARLAMENTARI, DEPUTATI E SENATORI, TRA CUI I CAPIGRUPPO DI CAMERA E SENATO DI FORZA ITALIA E IL CAPOGRUPPO DI AN AL SENATO. SI TRATTA DI UN ELEMENTO IMPORTANTE PER IL DESTINO DEL NOSTRO APPELLO. GRAZIE A QUESTE ADESIONI FAREMO PARTIRE UNA INIZIATIVA PARLAMENTARE CHE TRASFORMI IL TESTO DELL'APPELLO IN UNA PROPOSTA DI LEGGE. NON METTIAMO PERO' DA PARTE L'OBIETTIVO DI RAGGIUNGERE QUOTA 1000 ADESIONI, PER QUESTO VI INVIATIAMO ANCORA AD AGGIUNGERE LA VOSTRA FIRMA

 

PER ADERIRE CLICCA QUì

 

 

 

Disegno di legge per il giorno della memoria

 

Elenco delle adesioni al disegno di legge per l'istituzione del Giorno della memoria

 

 

 

Un Grazie particolare per questa divulgazione al Presidente Giorgio Mathieu

 

 

 

 


( Alcuni articoli interessanti dal sito www.ragiopolitica.it )

Riforma dei Servizi e del senso dello Stato

di Giovanni Calabresi - 29 luglio 2005

Il nostro Paese si trova a fronteggiare la minaccia terroristica con strumenti di intelligence derivanti ancora dalla Guerra fredda. Basta pensare alla legge istitutiva dei servizi di informazione e sicurezza (Cesis, Sismi e Sisde), la 801/'77. Rendiamoci conto: nel 1977 non era ancora stato firmato il Salt 1 (Strategic arms limitation talk). Per non parlare dell'avvento in Urss della Perestrojka "firmata" Gorbacev che è di quasi dieci anni dopo. Insomma, scenari nuovi richiederebbero strumenti almeno aggiornati, se non nuovi anch'essi. E' caduto, nel 1989, il muro di Berlino. Il mondo da bipolare si è trasformato in multi-unipolare. La minaccia non è più convenzionale, ma mista. Il nemico non è una nazione, ma un fantasma camaleontico, ricco, armato, motivato, spregiudicato. Troppo composito e complicato lo scenario mondiale perché, in Italia, si possa accettare che i "Servizi" rappresentino ancora la remunerazione finale, prima del congedo, per alti ufficiali, prefetti e quant'altro dopo anni di onorata carriera. A tutt'oggi, per accedere ai servizi è previsto solamente il "reclutamento volontario" all'interno della pubblica amministrazione. L'assunzione diretta dall'esterno è stata sospesa diversi fa. Come dire, vi è una vera e propria barriera insormontabile per tutte quelle nuove conoscenze e professionalità difficilmente reperibili all'interno della PA. Nonostante vi sia un disegno di legge di riforma, fermo in parlamento, niente si muove; anzi, si è ripreso uno sterile dibattito vecchio e stantio sull'opportunità o meno di mantenere il dualismo dei servizi.

Al contrario, è stato modificato l'assetto organizzativo dei servizi di intelligence di Forza Armata. Non esistono più i vecchi Sios (Servizio informazioni operative e situazione), sostituiti, con la legge n. 25 del 1997, da una nuova struttura unificata presso lo Stato Maggiore di Difesa: il cosiddetto Ris, Reparto informazioni e sicurezza. Un vero e proprio apparato integrato interforze. In pratica, vi è stata una ristrutturazione dell'intelligence tecnico-operativa e militare che agisce riferendosi al servizio segreto militare, il Sismi, senza una riforma di quest'ultimo. Per non parlare dell'immagine dei "servizi" da sempre tempestati strumentalmente da attacchi per supposte deviazioni, da parte di soggetti politici anti-occidentali. Durante gli anni della contrapposizione est-ovest, i "servizi" sono stati mostrati all'opinione pubblica non come organismi deputati alla difesa dell'interesse, della sicurezza nazionale e dell'ordinamento democratico dello Stato, ma come vere e proprie lobbies e centri del malaffare, collusi con società segrete, strutture terroristiche nere e rosse, mafia e criminalità varia. Lo dobbiamo paradossalmente al sacrificio del povero Nicola Calipari e all'emergenza terrorismo di questi ultimi quattro anni, se i servizi sono stati riabilitati agli occhi degli Italiani. Così, mentre gli Usa avevano la famosa e stimata Cia; gli Inglesi, avevano l'Mi6 e l'Unione Sovietica il Kgb ed il Gru, per non parlare della Mossad israeliana, noi eravamo gli sfortunatissimi Italiani caduti in mano ad occulti gruppi di potere chiamati Sifar, dopo Sid e poi Sismi e Sisde. Invece, no. Nonostante la legge ormai vetusta; nonostante gli alti ufficiali e dirigenti mandati in dorato prepensionamento a Forte Braschi, il nostro servizio militare è sempre in prima linea in tutti gli scenari; spesso con le mani legate a causa degli stanziamenti insufficienti e gli strumenti normativi inabilitanti, ma con quell'inventiva tutta italiana che all'estero ci invidiano. Chissà, magari se avessimo anche una riforma seria, mezzi e soldi sufficienti e non fossimo sempre sotto il tiro di gruppi politici interni sguazzanti in dietrologie...

Per poter parlare seriamente di riforma di intelligence, magari secondo il modello prospettato dallo statunitense David Steele, dobbiamo innanzi tutto riscoprire e metabolizzare due concetti fondamentali per uno Stato credibile ed una Nazione che abbia veramente coscienza di sé: l'interesse nazionale, la necessità della tutela del "segreto di Stato" o, più semplicemente, il senso dello Stato e l'importanza vitale del monopolio della forza da parte di ogni soggetto statuale. Un esempio? Domanda: cosa sarebbe successo qui da noi, in Italia, se i servizi o le forze di polizia avessero crivellato di colpi un innocente alla metropolitana di Roma, credendolo un terrorista? Con ogni probabilità, l'opposizione sarebbe insorta; avrebbe preteso che il Ministro dell'Interno riferisse in parlamento dove lo avrebbe esposto alla pubblica gogna e ne avrebbe chiesto le immediate dimissioni. Dopo di che, qualche "solito" giornalista avrebbe fatto uno speciale televisivo con gli altrettanto soliti "analisti" e con politici di maggioranza ed opposizione; il tutto, sui mille perché di un "omicidio involontario". Si sarebbe aperto un caso sul livello di addestramento della nostra polizia e si sarebbe forse anche fatto il nome di "quell'assassino che avesse sparato" al poveraccio scambiato per un terrorista. Del resto, il G8 di Genova insegna. Poi, si sarebbero studiate, sempre in prima serata, tutte le angolazioni dei proiettili e le pagine dei quotidiani di sinistra - non facciamo i nomi - avrebbero chiesto le dimissioni del Governo e avrebbero dato la colpa di tutto a Berlusconi. Il tutto, perché in Italia, non è contemplato il "danno collaterale" e - tanto meno - la cosiddetta licenza di "sparare" in casi estremi dove ne vada di mezzo la sicurezza nazionale. In un clima come questo, è molto difficile pensare ad una seria riforma dei "servizi".

Nicola Calipari e i valori universali

di Valentina Meliadò - 12 marzo 2005

La morte di Nicola Calipari, si è detto, ha unito l'Italia in un sentimento di autentica commozione per la perdita di un uomo così straordinario; un poliziotto, un agente dei servizi segreti, uno di quelli di cui parte dell'opinione pubblica non si è mai curata, se non per parlarne male. Ma il destino ha voluto che il sacrificio di Nicola Calipari salvasse la vita di Giuliana Sgrena, della giornalista del Manifesto, e questo gesto ha sciolto in lacrime anche i più lontani dall'idea di Stato, di patria e di servizio che contraddistingue uomini come Nicola Calipari. Il servitore dello Stato morto per una giornalista della sinistra radicale ha davvero provocato una reazione unanime.

Non era successo - non in modo così unitario - per i carabinieri di Nassirya, uomini affatto diversi dall'agente Calipari, e non era successo per Fabrizio Quattrocchi, un uomo che nel suo piccolo, nel momento della morte, ha voluto offrire la sua dignità ed il suo coraggio al suo Paese, perché si può essere eroi anche senza il sacrificio supremo, anche nella normalità e nella quotidianità della propria vita, quando si possiede il dono della dignità e la forza necessaria per affermarla; ma quest'uomo, andato a guadagnarsi il pane nell'inferno iracheno, ai suoi normalissimi funerali non ha visto nemmeno la partecipazione del sindaco della sua città, Genova.

E dunque, per chi, ma soprattutto per cosa, si uniscono davvero gli italiani? Per uomini straordinari, certo, per quelli che segnano il cammino di una nazione con l'evidenza della loro straordinarietà, con la loro umana grandezza, e Nicola Calipari era certamente tra questi, ma il punto è che questi uomini sono grandi perché portatori di valori universali, quegli stessi valori che in Italia non si possono dire ancora recuperati, che non fanno ancora parte del bagaglio umano e culturale di tutti; in un Paese in cui predomina l'idea, di stampo ideologico, che la dignità stessa della persona, i suoi diritti, la sua libertà di fare, dire, esprimersi, pensare, e il valore della sua stessa vita, siano legati esclusivamente allo schema ideologico nel quale questa si identifica, idea che nelle sue conseguenze estreme nega il diritto di esistere a ciò che è percepito come avverso; in un Paese come questo Nicola Calipari ha affermato il valore universale della sacralità della vita, sacrificando la sua a vantaggio della ragione della sua permanenza in Iraq.

Calipari ha agito d'istinto perché dentro di lui era saldo il valore della pari dignità della vita umana, il senso del dovere, la forza degli ideali in cui credeva; e lui credeva certamente nella democrazia, nella legalità, nella responsabilità, nel dovere, nella serietà, nella forza d'animo, e in tutti quei valori scaturiti da millenni di storia cui l'Occidente ha attribuito un significato universale. Naturalmente, all'interno di una società democratica il valore intrinseco della vita di ogni uomo risiede soprattutto nelle sue azioni, nel rispetto o meno della legalità e del volere della maggioranza, nell'osservanza o meno di regole condivise chiamate a delimitare i confini tra bene e male; è chiaro che la commozione e la partecipazione generale aumentano a fronte del valore, dell'utilità e dell'importanza attribuita alla vita di chi ci lascia. E' giusto che sia così. Deve essere così.

Ma la lezione che Nicola Calipari ha impartito a tutti noi riguarda la differenza tra valori oggettivi e soggettivi: la vita di Giuliana Sgrena è un valore oggettivo, il giudizio che ognuno di noi si è formato sull'importanza della sua vita e sul valore della sua attività, è soggettivo. Per il primo Nicola Calipari ha ritenuto giusto rischiare e morire; al secondo aspetto non ha proprio pensato. Quanti pochi italiani sarebbero morti per Nicola Calipari! Quanta grandezza e quanta verità in un uomo che ha dimostrato chi era con la coerenza della sua vita e del suo lavoro, senza mai apparire, senza paroloni e senza atteggiamenti, senza mai cercare la notorietà. Che perdita ci è stata inflitta. Ma, al di là della questione politica internazionale riguardante l'accertamento dei fatti e tutto ciò che ne consegue, al di là della questione politica interna riguardante le ipotesi più disparate sull'accaduto, e le reiterate richieste di ritiro delle truppe italiane - ma Nicola Calipari non sarebbe egualmente partito per salvare la Sgrena anche se i soldati italiani non fossero stati in Iraq? - al di là di tutto questo, dicevo, di questa ingiustissima morte deve rimanere qualcosa di più che un giorno di unità nazionale.

Deve rimanere la consapevolezza che un autentico sentimento di unità non può non fondarsi sulla piena condivisione di valori percepiti come fondamentali, irrinunciabili, validi sempre e comunque, a prescindere, universali insomma. Ma per raggiungere un simile obiettivo, in Italia deve cadere proprio la pregiudiziale nei confronti delle forze militari e dell'ordine in generale, e dei servizi segreti in particolare. La moda di sentirsi portatori di pace disprezzando soldati e poliziotti non è passata, e se Nicola Calipari non fosse morto il problema non si porrebbe neppure; ma nel silenzio della loro azione quotidiana, di Nicola Calipari, per fortuna, ce ne sono tanti, e sono quelli che rischiano la loro vita senza chiederti chi sei, cosa fai e come la pensi; fanno quello che devono fare in ogni caso, punto. Forse non a caso il generale Niccolò Pollari, con una voce e uno sguardo veramente provati, ha detto, dal pulpito di Santa Maria degli Angeli, a tutti gli italiani, che i suoi ragazzi ci sono, ci sono per noi ma hanno bisogno di noi, di sentire il nostro sostegno, la nostra vicinanza. Nicola Calipari era uno di loro, uno dei migliori probabilmente, ma certo non l'unico che meriti il rispetto e l'attenzione della collettività; si tratta di guardare ai loro meriti e demeriti senza pregiudizi, si tratta di essere un paese veramente democratico e civile per più di un giorno, oltre la retorica, e al di là di circostanze così dolorose.

 


"SPIE, COSSIGA VUOTA IL SACCO" di Cossiga Francesco

( da Libero, 14 luglio 2006 )

Cari giudici girotondini, vi svelo una cosa. Io e Moro i terroristi li abbiamo sequestrati, cacciati, incastrati con la droga. E abbiamo vinto. Voi invece...

Caro dottor Spataro, io ho per Lei una grande simpatia, anche se l'ho denunziata e spero che di quella denunzia Lei debba rispondere, a onore degli uomini dei servizi segreti italiani e delle potenze alleate e amiche che ci difendono dal terrorismo (pardon, dalla "resistenza"). Stia certo che io andrei a trovare in carcere chiunque, anche se fosse un giudice, e porterei le arance siciliane e le ciliegie di Vignola prodotte da un mio amico, che non è né della Cia né del Sismi. Dicevo: io ho per Lei una grande simpatia perché siamo entrambi dei politici. Io lo sono in panni normali e combatto con la parola e lo scritto; Lei lo è nei panni del magistrato che lotta con l'esercizio dell'azione penale e con gli ordini di custodia cautelare. Da ragazzino io per la Repubblica e la Democrazia Cristiana facevo a botte; Lei non ho ben capito per che cosa, ma forse già allora faceva i girotondi. ::: Voglio raccontarLe alcune istruttive cose. Aldo Moro molto si preoccupava di tenere al riparo i cittadini italiani dagli attacchi del terrorismo arabo-medio orientale e palestinese: l'Olp di Arafat non aveva ancora rinunciato a compiere "azioni di convinzione" all'estero contro obiettivi ebraici e occidentali. Si operava nell'ambito del più generale accordo segreto chiamato il "patto Giovannone", dal nome del residente del Sismi a Beirut. Quando terroristi palestinesi tentarono - con missili terra-aria piazzati nei dintorni all'Aeroporto di Fiumicino - di abbattere un aeromobile civile israeliano dell'El-Al e furono arrestati, Moro intervenne personalmente sul presidente del tribunale, con la cortesia e la fermezza che gli erano proprie, e fece concedere ai terroristi la libertà provvisoria. All'uscita dal carcere vi erano agenti dell'allora Sid che prelevarono i terroristi appena scarcerati, li portarono in un aeroporto militare, li imbarcarono su un aeromobile DC 3 dello stormo dello Stato Maggiore, sigla "Argo", quello di cui normalmente si serve la V Divisione e cioè "Gladio" (mamma mia, "Gladio!") e li spedì a Malta, da dove raggiunsero la Palestina. Arafat ringraziò. Fortunatamente Lei, dottor Spataro, era impegnato in un girotondo! Gli israeliani anni dopo ci risposero e fecero saltare in aria l'Argo: pari e patta. Nella "guerra sporca" dei servizi si fa così! Altra storia. Un magistrato arrestò un giorno il capo del Sid, uomo fedele ad Aldo Moro che era allora presidente del Consiglio dei ministri, e arrivò vicino a scoprire la struttura di Gladio. Moro convocò un giovane ministro che ero io, e gli diede istruzioni di prendere contatto con la famiglia, e di esprimere ad essa e tramite essa la solidarietà del governo al generale. Moro mi diede le indicazioni per impartire all'arrestato le istruzioni su ciò che doveva e su ciò che non doveva dire al magistrato. Il generale fu messo in libertà e delicati segreti di Stato non furono rivelati al magistrato, con e senza password! E Lei, il dottor Spataro non c'era, perché si allietava a fare già i girotondi contro i futuri Ds, quando il Pci si fosse trasformato in essi!

 

Colpo grosso oltre confine

Quando diventai ministro dell'Interno, il capo dell'Ispettorato Antiterrorismo mi disse che potevamo fare un "colpo" catturando un terrorista (pardon, un "resistente rosso"!), rapendolo con la forza da un Paese confinante. Diedi l'autorizzazione, i nostri ragazzi penetrarono in "territorio amico", localizzarono il "rapendo", ebbero con lui un conflitto a fuoco e lo trasportarono di forza in territorio nazionale. Al processo il terrorista tacque perché su nostra richiesta il magistrato gli aveva promesso un trattamento di favore. Lei, dottor Spataro fortunatamente non c'era, perché si riposava dai girotondi. Sempre io giovane e spregiudicato ministro dell'Interno, mi feci consegnare da un mio più giovane collega straniero in un aeroporto militare di quel Paese un gruppetto di terroristi di destra (questi "delinquenti", e non "resistenti"), e li feci riportare in Italia senza le complicazioni di domande di estradizione e simili. Sempre ministro dell'Interno, escogitai un sistema per far fermare e interrogare sospetti terroristi o loro fiancheggiatori, per i quali i magistrati proprio non ci potevano concedere mandati di arresto e cattura o confermare fermi di polizia giudiziaria (solo dopo un paio d'anni riuscii infatti a far reintrodurre il fermo di polizia, con l'aiuto dei comunisti).

 

Bustine su misura

E Le racconto un'altra cosa ancora, dottor Spataro. Nella calca delle grandi città, nostri ragazzi dell'Arma o della Polizia facevano scivolare buste di cocaina o di altra droga (in modica quantità!) nelle tasche del ben-capitato di turno. Qualche metro dopo una squadra della Guardia di finanza in divisa, che si trovava per caso di passaggio per servizio antidroga, fermava il sopraddetto, lo perquisiva, gli trovava la droga e lo portava in caserma dove, dopo un sommario interrogatorio sul possesso di droga, insieme a carabinieri o agenti di polizia dell'antiterrorismo in borghese il bencapitato veniva interrogato su fatti di terrorismo... con minor dolcezza! Gli Spataro non c'erano: erano i tempi degli Occorsio, dei Sica e dei Di Matteo..., quelli che con seri politici, soprattutto democratico-cristiani e comunisti, sconfissero il terrorismo (perdono! La "resistenza"!). Chissà quanti ostacoli alla lotta contro il terrorismo rosso ci avrebbe messo il girotondino Spataro, allora con baffi meno bianchi!

 

Strizzate il ferito

Andiamo avanti con i ricordi. Dopo un devastante attacco terrorista contro obiettivi israeliani a Fiumicino (il "patto Giovannone" non venne violato!), dopo che gli "steward" e le "hostess" della El-Al fecero fuori tre o quattro terroristi la polizia italiana riuscì a catturarne uno, ferito. Il sostituto procuratore e il capo di una sezione antiterrorismo che mi incontrarono nell'obitorio dove ero andato a rendere omaggio alle salme dei cittadini israeliani (mi scusi, qualche girotondino direbbe "sporchi sionisti"!) uccisi, mi chiesero se ritenessi opportuno che, con l'aiuto degli anestesisti, gli agenti dessero una "strizzatina" al ferito per farlo parlare, in presenza del magistrato della procura di Roma, che naturalmente non era girotondino ma della sinistra vera. Il consiglio di dare strizzatine ai terroristi detenuti mi era stato dato anche da un grande capo partigiano, "icona" del Pci e leninista di ferro. Risposi che mi sembrava un'ottima idea.

 

Meno male che c'erano gli 007

Così fu fatto: e la magistratura "mise dentro" un bel po' di complici dei terroristi (pardon, di resistenti contro il sionismo). Il "resistente" fu condannato all'ergastolo e fu poi oggetto di uno scambio. Lei, dottor Spataro non c'era, perché aveva ripreso gli allenamenti di girotondo! Avendo avuto forti insegnanti di diritto costituzionale e di diritto penale (sì, mi sono laureato in diritto penale ottenendo il voto di 110 su 110 e lode, con dignità di stampa!) conosco che cosa sia la legalità ordinaria e la legittimità istituzionale dei tempi di guerra. Non si affanni a fare indagini, dottor Spataro, perché è tutto prescritto... In conclusione: io, democratico, antifascista e antiterrorista, ringrazio gli agenti del Sismi, quelli della Cia (sì, anche quelli della Cia con le "extraordinary rendition") del Security Service, quelli della BND, quelli dell'SFB che hanno fatto (complimenti!) il bel colpo contro il capo terrorista ceceno. Li ringrazio per il contributo che danno, anche con metodi spicci, alla lotta contro il terrorismo islamico (pardon, la resistenza islamica!) Spero che Clemente Mastella riesca a salvarsi dalla stretta della lobby politicosindacale dell'Associazione Nazionale Magistrati e a rifiutarsi di inoltrare la domanda di estradizione degli agenti Cia che Lei - insieme al non girotondino conoscitore delle "carte di Montenevoso" - inoltrerete agli Stati Uniti.

 

Pernacchie americane

Spero che Mastella riesca ad evitare che dall'altra parte dell'Atlantico ci arrivi una pernacchia imperiale! Sa che cosa mi duole di tutta questa vicenda, dottor Spataro? Che né il governo né il Sismi abbiano dato una mano alla Cia, come quasi tutti gli altri Stati e servizi di intelligence europei hanno fatto! Con sincera cordialità.

 

Raccolta di alcuni articoli interessanti... 

( ...prima e dopo il 20 novembre 2006 )