iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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Questo rapporto è cresciuto nel tempo (vedasi esperienza del Vietnam) fino ad 1 a 30. In altri termini, per fronteggiare 3000 guerriglieri organizzati occorrono sino a 90.000 (novantamila) uomini, vale a dire circa la metà dell'attuale Esercito Italiano e probabilmente l'intero futuro Esercito previsto dal Nuovo Modello di Difesa.

Qualcuno ha fatto questi conti tra Piazza Colonna e via XX Settembre, prima di stilare l'atto di morte della Gladio? E li ha fatti la Commissione Stragi prima di trinciare giudizi?

Ma il relatore era uomo d'onore. All'arsenale sopradescritto, di armi diciamo vecchie, sicuramente però non obsolete, andavano aggiunte un numero limitato, qualche decina, di mortai e di lanciarazzi e cannoni controcarro senza rinculo, anche questi predisposti per essere aviolanciati. Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 anche l'organizzazione ebbe un sussulto di modernizzazione ed eliminò a sua volta le armi più vecchie (ad esempio i MAB sostituiti con pistole mitragliatrici Franchi) oltre ad inserire nel suo inventario armi in dotazione al Patto di Varsavia (ad esempio i Kalashnikov).

Alla, più volte citata, filosofia del semplice e vecchio vi furono, come sempre, alcune eccezioni. La prima è stata quella relativa allo studio e realizzazione di materiali che garantissero la lunga conservazione di armi e munizioni sotto terra. Si ricercavano e provavano carte catramate, metallizzate, plastiche ecc. che preservassero i materiali dall'aria e dalla polvere e resine che li preservassero dall'umidità e fino a lì non c'erano grossi problemi. Ma quando si passava a far sì che le resine fossero inattacabili dai roditori, i laboratori si trasformavano in rivoltanti «fabbriche della puzza». La seconda eccezione è stata lo studio e la realizzazione di un contenitore subacqueo che consentisse di conservare i materiali anche a notevole profondità per sfuggire alle eventuali ricerche. Venne realizzato un «coso» a metà strada tra la boa e la mina che oltre a garantire la tenuta stagna fino a 60 metri (6 atmosfere) ne assicurava l'autodistruzione e l'affondamento nel caso ci avesse messo le mani un non addetto ai lavori. L'aspetto più interessante è che l'aggeggio poteva venire aviolanciato e restare sott'acqua anche per due anni ed essere poi richiamato a galla anche da una certa distanza con segnali codificati emessi da un apposito dispositivo tipo sonar. Per quello che ne so, eravamo l'unico paese ad avere la disponibilità di NASCO sommersi con delle caratteristiche tecnologiche così elevate. Disponibilità, perché non sono mai stati messi in opera se non a livello sperimentale ed addestrativo.

Un altro buon successo, non nazionale ma a livello dell'intero Club dell'ACC, è stato quello relativo alla realizzazione di un sofisticato apparato radio per agenti. Riceve e trasmette fino a circa 10.000 Km. messaggi di 200 caratteri in 1 secondo, cifra automaticamente ed automaticamente si accende e si spegne.