iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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paure, convinzioni (che peraltro non trovano conferma in nessun atto, velina, minuta o pezzo di carta che dir si voglia, né in altre testimonianze) a nessuno, Superiori, colleghi, collaboratori o dipendenti.

Solo ora e solo ai giornalisti, magistrati e parlamentari inquirenti. Ai quattro pentiti si sono aggiunti lo «sprovveduto» e «l'esperto». Il primo era stato uno dei responsabili della Gladio. Non avendo evidentemente capito dove si andava a parare, ha sempre chiacchierato a ruota libera enfatizzando, ad esempio, quelle che sono state da alcuni chiamate le deviazioni, ovvero l'uso improprio del personale della Gladio in attività informative. Quasi vantandosi di esserne stato il promotore, ma scordandosi sempre di dire che queste pensate non avevano mai avuto un seguito reale (per l'opposizione dei dipendenti, molto più saggi di lui). Il secondo, «l'esperto», ha conosciuto l'esistenza di Gladio dai giornali.

Era un esperto sulla conservazione, distribuzione, invio e ricezione ecc. della documentazione classificata e dei sistemi di sicurezza e di tutela dei dati classificati contenuti ed utilizzati nei computers. Sempre più o meno dai giornali ha appreso l'esistenza degli ormai noti comitati ACC e CPC. Non solo lui si riteneva un esperto ma così si è presentato a molta gente e ad un foglio settimanale tanto che è stato nominato Consulente Tecnico da alcuni magistrati.

Il fatto che avesse intentato diverse cause civili e penali contro l'Ammiraglio Martini, il sottoscritto, il suo Superiore diretto dell'epoca, il mio successore alla direzione di UCSi ed il Capo Ufficio Personale del Servizio non pare abbia suscitato in quei magistrati alcun dubbio sulla sua obiettività. E queste cause le ha intentate dopo il suo allontanamento dagli Organismi dei Servizi, da lui ritenuto ingiusto, e dopo aver perso il ricorso al TAR contro detto allontanamento. Attualmente è imputato, con altri tre Signori, tra i quali un magistrato, in un processo in Corte di Assise per reati che vanno dalla violazione del Segreto di Stato alla violazione del segreto d'ufficio e del segreto istruttorio, dal falso in atto pubblico alla falsificazione di documenti ed alla propalazione a mezzo stampa di notizie false. A conclusione di questo capitolo vorrei dire che tante strumentalizzazioni, tanti scoops, tante verità eclatanti, si sarebbero evitate se tante persone avessero evitato di dare per verità indiscusse o dati di fatto, avvenimenti che, per il tempo trascorso o la limitatezza della loro conoscenza (per l'incarico che rivestivano all'epoca, per la compartimentazione sempre esistita, per innumerevoli altri motivi) non potevano con tutta onestà compiutamente focalizzare. Collaborare all'accertamento della verità, vuoi sul piano storico che su quello giudiziario, è una bella cosa oltre ad essere un dovere. Ma solo quando i ricordi non sono offuscati e le conoscenze sono di prima mano e non per sentito dire. Non me ne vogliano coloro che (spero se ne siano resi conto) hanno peccato.