iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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che mio padre a volte dormisse in ufficio o a casa di qualche amico. Il 23 aprile del 45 tutta la famiglia rientrò a casa ed il 25 scoprii che mio padre faceva parte del CLNAI. Non ne abbiamo mai parlato. Ma anche da parte materna ero ben messo.

Avevo uno zio che era il mio idolo (ogni bimbo se ne sceglie uno tra i parenti). Questo era uno «scapocchione» di quelli che riescono a vendere frigoriferi agli eschimesi ma i cui interessi primari erano molto diversi. Era uno che aveva il vero senso della vita che d'altra parte gli aveva lasciato poco tempo per dedicarsi al lavoro. A 18 anni, nel '15 era partito volontario come Bersagliere ed era tornato nel '19 da Capitano.

Nel '40 lo richiamarono, gli diedero i gradi di Maggiore e lo spedirono in Libia al comando di un battaglione autonomo. Rientrò in Italia, con l'ultima nave ospedale che lasciò la Tunisia, con un buco in pancia calibro '45. L'8 settembre era in convalescenza. Uscì di casa e lo rividi a maggio del '45. Aveva comandato per due anni un brigata partigiana in Val d'Intelvi.

La vita riprese tranquilla ed io continuai gli studi al Leone XIII. Nella primavera del '52 mi stavo preparando alla maturità scientifica ma la mia grande passione era di andare in Accademia Aeronautica. Chiesi a mio padre di firmare l'atto di assenso perché all'epoca i diciottenni erano ancora minorenni. Me lo rifiutò.

Per mio padre l'unica professione che potesse fare una persona intelligente - e tale mi considerava - era quella dell'ingegnere, mai, categoricamente mai, quella del militare di carriera. Dopo un po' (anch'io sono testardo) trovammo un compromesso. Io ripiegavo su Modena, sarei diventato ufficiale del Genio e mi sarei laureato (in ingegneria ovviamente) poi avremmo ridiscusso la questione. Firmò l'assenso e non mi scrisse mai neanche una cartolina per tre anni. Quando andavo a casa in licenza parlavamo di matematica.

Il colpo più grosso credo di averglielo dato quando, anziché al Genio, venni assegnato alla Fanteria e poi scelsi di andare negli Alpini e di proseguire nella carriera militare. Mia madre piangeva di nascosto, mi scriveva una volta alla settimana e faceva la mediatrice tra due testoni. Con queste premesse ho affrontato la mia professione.