iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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 non si parla come non si parla di cognomi. C'è una serie di «Signor» (Franco, Enzo, Alvaro, Ermanno ecc.) e questi sono Ufficiali, da Tenente a Generale - e poi c'è una serie di Ugo, Paolo, Sergio ecc... il che vuoi dire che sono Sottufficiali. Fermo restando che il Signor Paolo sei solo tu perché sei il Capo, gli omonimi sono Paolone, Paoletto, Paolino e così via a consumazione - Oppure si passa a Sergio 1, Sergio 2, Sergio 3 partendo ovviamente dal primo arrivato non certo dal più elevato in grado (il grado? e cosa è il grado?).

Se entri in un ufficio, il meglio che ti può capitare è di sentirti dire «buongiorno», il più delle volte ti chiedono «serve qualcosa?», normalmente continuano a fare quello che stavano facendo senza degnarti di uno sguardo. A questo punto ti fermi e tiri la prima conclusione. Sei al Servizio, che è una cosa diversa da un battaglione o reggimento. La sicurezza e la copertura sono un interesse preminente e tutti si devono abituare a comportamenti certi e sicuri. Non vorrai certo che in un incontro al bar della stazione qualcuno se ne esca dicendoti «Scusi Signor Colonnello...», certo che no! E allora, bando alla forma, almeno in Centrale e al Centro di Udine che vive affogato nell'A.N.A. Ma al Centro Addestramento Guastatori (CAG) di Alghero, sai che vivono tutti in uniforme - senza gradi, perché nessuno deve sapere esattamente con chi ha a che fare - prescindendo dal solito «Signore» per Sandro, Decimo e Antonio, e dai soliti ignoti Vincenzo, Quirico, Alfonso ecc... Ti metti in uniforme (diagonale con bottoni d'oro - alamari di Stato Maggiore cuciti sul bavero - aquile d'oro e d'argento sulla giacca) e vai ad Alghero per conoscere de visu questo gruppo di guerrieri-istruttori. «Tutti - Attenti!» Non c'è batter di tacchi, ma effettivamente la situazione sembra migliore - Sei davanti ad un (mini) schieramento di personale in divisa (o quasi) anche se difficilmente puoi dire in uniforme. Mentre dici le solite cose («Sono onorato» ecc. ecc) abbassi lo sguardo e ti rendi conto che mai e poi mai avresti potuto sentire sbattere i tacchi. Un paio di stivaletti da lancio si accoppiano a scarpe da tennis, scarpe basse civili nere o marroni, stivaletti al cromo (eufemismo militare per designare goffe e brutte scarpacce nere) e roba del genere. Alzi lo sguardo, speranzoso, ma non troppo a questo punto. Maglioni a girocollo verdi e kaki, camicie con e senza pettorina, pezzi di tuta mimetica (o il sopra o il sotto), papaline, mefisto, capellini strani (tipo distributori Agip) completano il quadro. Ti senti un attimo demodé e ti metti subito in maniche di camicia, non fosse altro per non far pesare la tua diversità. Approfondisci un attimo la conoscenza di questa accolita di «sciagattati» e ti trovi di fronte ad una cintura nera di Judo, un istruttore di esplosivi, un subacqueo in ARO ed ARA, un istruttore di tiro istintivo (senza mirare) e così via. Vai a vedere come operano nei vari poligoni e ti accorgi che tutti si muovono come ballerine in tutù sul palcoscenico.