iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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3. GLADIO - I PROTAGONISTI (GLI ESTERNI)

Sempre secondo la prassi, un Comandante, di qualunque livello sia, dopo essersi reso conto delle qualità e difetti del proprio staff e quindi dei Quadri, passa a tastare il polso alla truppa. Da Tenente e da Capitano avevo fatto servizio alla Brigata Cadore, una Brigata composita, dove una minoranza di Veneti ed una ancor più esigua minoranza di altoatesini era completata dai cosiddetti «appenninici» cioè da personale residente nelle zone dell'appennino tosco-emiliano.

Questo insieme comportava grossi problemi, per diversità etnico-culturali e per distanza dai paesi di origine nonché per motivi di sicurezza (né gli altoatesini - era il periodo delle bombe ai monumenti ed ai tralicci - né i «rossi», potevano diventare Caporal Maggiore o Sergente.

(Altoatesini e comunisti erano i soldati più corretti e disciplinati). Mantenere la disciplina e creare un univoco spirito di corpo era un compito non indifferente. Da Tenente Colonnello mi era stato dato il comando del battaglione L'Aquila, un battaglione fatto tutto di Abruzzesi dislocato a Tarvisio, a 2 Km. dall'Austria ed a 3 Km. dalla Jugoslavia. Anche qui c'erano problemi di convivenza tra questa «enclave» di militari, già di per se fastidiosi e per giunta «terroni», e una popolazione locale «ferocemente» friulana con una minoranza «crucca» per giunta.

Una truppa meravigliosa, abituata alla montagna e alla fatica, alla quale potevi chiedere qualsiasi cosa di giorno e di notte. La contropartita era che dovevi accettare che tutti ti dessero del «TU», che in cucina ci fosse sempre «a pummarola» e il peperoncino e che non pretendessi né il saluto né una uniforme perfetta. Se poi qualcuno rientrava dalla licenza o dal permesso con poco più di 24 ore di ritardo e tu ti scordavi il codice e applicavi altri tipi di sanzioni, l'intesa era perfetta. In altri termini, non avevo mai avuto un comando molto facile e questo mi sollevava lo spirito nel dover affrontare il nuovo «esercito».