iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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se non bastava si dovevano arrangiare. Ovviamente la zona prescelta non era facile, non da gita turistica, e per ravvivare l'ambiente durante tutta la giornata aerei leggeri ed elicotteri del nemico (io e i più anziani) volteggiavano su e giù cercando di individuarli, il che rendeva ancora più faticosa la passeggiata. Chi veniva beccato era squalificato, senza contare le sghignazzate dei colleghi al rientro.

Piedi piagati, scatti di nervi e lacrime di rabbia non erano inusuali. Un altro simpatico addestramento era quello alla navigazione in gommone con la sola bussola ed ovviamente di notte, uno dei normali sistemi di infiltrazione. Lasciare il cosiddetto sorgitore, barca, peschereccio o sommergibile che fosse, per raggiungere un punto preciso della costa non è una cosa tragica se si è fatto un buon studio preventivo e si sanno riconoscere i previsti diversi punti di riferimento.

Ma fare dietrofront e trovare il sorgitore che ti aspetta al largo a luci spente, in un punto prefissato, diverso da quello in cui ti ha mollato non è proprio una uscita in pedalò. Se poi c'è un po' di mare il divertimento è assicurato.

Ne sa qualcosa uno degli ultimi capi istruttori spazzato in acqua da un'ondata alle Bocche di Bonifacio, mentre il 20 cavalli andava a pieno regime. Ritrovarlo e ripescarlo ha dato un po' di batticuore al suo compagno e al secondo gommone (e probabilmente anche a lui).

L'esercitazione finale, perché bisogna sempre provare e controllare quello che si è imparato, consisteva nel salpare dall'Isola d'Elba e raggiungere la Corsica portando un cartone di buon vino da regalare al Comitato di ricezione francese che gentilmente si prestava a fare i segnali luminosi a terra. Un brindisi, au revoir, e dietrofront per essere di nuovo all'Elba prima dell'alba. Per i paracadutisti si trattava di passare dal liceo all'Università, tenendo conto che un buon radar che ha pizzicato un aereo e lo segue, individua anche il momento del lancio specie di un gruppetto di 3-4 uomini. Le tecniche per infiltrarsi sono due. Ci si lancia da alta quota, magari con la maschera ad ossigeno, e si apre solo a quota di sicurezza. Venendo giù come una palla di cannone non si offre bersaglio al radar . Il secondo sistema è quello di lanciarsi ad altissima quota ed aprire subito. Poi si utilizza il paracadute, quelli che sembrano spicchi di frutta colorata, come se fosse una vela camminando per chilometri e chilometri. Con un lancio da 10,000 metri si può fare una camminata di oltre 30 km. (di più se il vento aiuta)il che significa arrivare alle spalle del nemico mentre l'aereo vola dalla parte dei nostri. Anche i piloti non avevano vita facile. Dovevano imparare a volare a bassa quota per sfuggire ai radar e tenere un bestione come il G 222 a 50 piedi sopra il mare, il che vuoi dire più o meno 15 metri, per 100 o 200 miglia non è proprio un giochetto. Ma la cosa più importante è che dovevano volare di