iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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zazione dei rapporti tra Servizi e Forze Armate nel campo della guerra non ortodossa avverrà solo a metà degli anni 80 con la sanzione del Ministro Spadolini. è rimasto famoso un appunto sull'argomento che iniziava testualmente «II CSMD prò tempore, nel non prendere visione dell'appunto n.... decretava ...» di lasciare le cose come stavano.

Contemporaneamente a queste decisioni, l'elevazione del livello di preparazione ed una lenta ma continua sprovincializzazione dei Quadri della Centrale avevano fatto maggiormente conoscere ed apprezzare lo stay-behind italiano nel contesto internazionale. I rapporti privilegiati con gli USA erano diventati paritetici con quelli intrattenuti (in particolare) con gli inglesi, francesi e belgi.

Tutti volevano fare scambi di esperienze e di tecniche addestrative con gli italiani e da quel momento le esercitazioni fisse diventarono cinque, una con le forze nazionali e una con le forze di ciascuno dei quattro paesi che, con terminologia economica USA, potremmo chiamare Paesi privilegiati. In pratica da una esercitazione all'anno siamo passati ad una a mesi alterni. Tutto questo insieme di modifiche, cambiamenti, aggiornamenti ecc. portò a standardizzare un sistema che nel tempo ha dimostrato la sua validità. Si cominciava a lavorare 3-4 mesi prima del giorno «D». Agli esterni veniva affidato il compito di fare le necessarie ricognizioni, ricercare le zone di lancio o di sbarco, predisporre i dossier sugli obiettivi di previsto attacco e tutte le informazioni di carattere generale (e reale) necessarie a garantire la sicurezza della operazione.

Avuta la documentazione gli uomini della centrale andavano sul posto a controllare suggerendo (o imponendo) le eventuali modifiche e integrazioni.

Il giorno «D» arrivava il team di specialisti, italiano o straniero, che sulla base della documentazione raccolta pianificava il proprio attacco all'obiettivo (dalle centrali elettriche ai ponti, dalle ferrovie alle condotte forzate, dalle pipe-lines ai porti, dagli aeroporti alle caserme), ed una volta condotta l'azione spariva e con una operazione di esfiltrazione rientrava nel proprio paese. Gli uomini della Centrale facevano i controllori e dovevano essere presenti, spesso in maniera non palese a tutte le operazioni. Se l'operazione prevedeva una azione di sabotaggio dovevano, dopo aver fotografato tutto, recuperare cariche esplosive, accenditori e circuiti di accensione (ovviamente tutto materiale inerte da esercitazione) prima che qualche sprovveduto cittadino le vedesse e desse l'allarme. In questo modo, e solo in questo modo, abbiamo messo a ferro e fuoco mezza Italia, distruggendo centrali elettriche e ponti, facendo deragliare treni, interrompendo oleodotti e metanodotti, bloccando per settimane, se non mesi, l'attività di fabbriche e cantieri navali. Questo sistema aveva un grossissimo vantaggio (non per il