iGladio - GLADIO - La Verita' Negata

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E solo per la fretta di «dover» rispondere alle suddette Autorità sono finiti nell'elenco ben quattro (e ribadisco quattro) nominativi di persone mai contattate o che interpellate, fuori si erano chiamate. Le sentite rimostranze di qualcuno di loro e la minaccia di ricorrere ai legali per salvaguardare la loro onorabilità, sono manifestazioni, forse molto umane, sulle quali peraltro lascio il giudizio, alla parte sana dei lettori. Quando, ormai privato cittadino, ho avuto il grandissimo piacere, che considero soprattutto un onore visto quello che nel frattempo è successo, di ritrovarmi con gruppi di ex gladiatori mi sono sentito da tutti porre la stessa, purtroppo ovvia, domanda «Perché avete lasciato che pubblicassero tutti i nostri nomi? Ci avevate assicurato che non sarebbero mai usciti e garantito che in caso di emergenza gli elenchi sarebbero stati distrutti per non cadere in mano al nemico. Allora non è vero che avevate predisposto tutto. Nelle vostre predisposizioni qualcosa mancava o non ha funzionato». Non potevo non rispondere o nascondere la verità. Avevamo previsto tutto, fino nei minimi dettagli per far fronte al nemico, all'invasore. Non avevamo purtroppo previsto che il nemico potesse essere, lo stesso Paese che servivamo, ovvero quella parte di paese che, a seconda dei casi, per opportunismo, indifferenza, protagonismo, spirito di vendetta e affini aveva ritenuto di sbattere il mostro in primi pagina. Eravamo colpevoli, è vero, ma di ingenuità, di eccesso di fiducia nelle Autorità costituite.

Avevamo creduto in loro fino all'ultimo, avevamo creduto che le dichiarazioni fatte pubblicamente alle Camere da un Presidente del Consiglio avessero un valore reale. «Non esiste e non verrà opposto il Segreto su nulla che riguardi l'organizzazione Gladio eccetto che per l'elenco nominativo dei 622 affiliati, tutte persone che dai controlli incrociati effettuati risultano persone perbene, e che è giusto che non vengano esposte al pubblico ludibrio» Questo è più o meno il tenore delle dichiarazioni fatte al Senato nella seduta delle ore 18,00 dell'8 novembre 1990. Esiste perciò una colpa, indiscussa che si chiama «ingenuità» caratteristica colposa in qualunque Ufficiale delle Forze Armate, che oggi riconosco dolosa da parte degli appartenenti ai Servizi che in ogni momento ed in ogni situazione dovrebbero avere e mantenere quel tanto di buon senso che li confermi nella giusta regola che non bisogna mai fidarsi di nessuno, neanche dei propri congiunti, tanto meno dei superiori, specie se politici. Esiste anche un colpevole. Senza alcun dubbio sono io e solo io tenuto conto che ero il Capo di Stato Maggiore del SISMI e che ero stato responsabile della Gladio per 12 anni. Io, quando il Presidente del Consiglio ha dato incarico al Capo di Stato Maggiore della Difesa di svolgere una specie di inchiesta informale e di preparare una relazione sulla nascita, lo sviluppo e la situazione dell'organizzazione, non ho capito dove si sarebbe andati a parare. Sono pertanto colpevole di errata valutazione, e